Abbandonare la mentalità della dieta. Un passo necessario.

Abbandonare la mentalità della dieta. Cosa vuol dire?

Vuole dire che più che fare una dieta è necessario capirsi, comprendersi. Se non si stabilisce prima una relazione positiva con il cibo, è difficile riuscire a “fare una dieta” con un atteggiamento benevolo e costruttivo: conoscere a menadito cosa mangiare o no, con misure e paletti di vario genere non ci aiuta a comprendere la ragione profonda del perché un alimento ci è più o meno amico, non ci aiuta ad ascoltarci né ci aiuta a sviluppare fiducia verso noi stessi e verso il cibo, abdichiamo a noi stessi per seguire delle regole, ma il corpo non è un’autostrada dove vale il codice della strada.

Ognuno di noi ha bisogni e necessità differenti, siamo tutti diversi, i nostri gusti sono diversi, per questo non è possibile che una dieta possa andare bene per tutti e allo stesso tempo non è detto che la medesima dieta porti a tutti gli stessi risultati, quello che fa davvero la differenza è quando cominciamo a concentraci su ciò che davvero ci fa sentire bene, su quando davvero abbiamo fame, su come prepariamo i nostri piatti e per questo motivo invece di settare degli obiettivi di totale controllo verso un determinato elemento, per esempio lo zucchero, dovremmo capire come trovare il giusto equilibrio tra noi e i dolci e imparare a scegliere quello giusto per noi.

Abbandonare la mentalità della dieta significa responsabilizzarsi, educarsi e consapevolizzarsi nei confronti del proprio corpo, accogliendo non la dieta…ma la nutrizione, ossia tutto ciò che ci fornisce le sostanze giuste per vivere e sappiamo che non è un’attività meccanica, è molto di più e accoglie la sfera emozionale e creativa del nostro essere umani.

Esiste un moralismo del cibo, sapete? Lo sapete perché ci siamo cascati tutti e continuiamo a farlo: cibi giusti e cibi sbagliati si traducono in corpi giusti e corpi sbagliati e la correlazione è sempre diretta e stereotipata, ma oilà, questo genera una frustrazione immensa.

Dobbiamo imparare a gioire di ciò che ci nutre e possiamo farlo solo con un atteggiamento responsabile e consapevole: dandoci fiducia.

 

Abbandonare la mentalità della dieta per me significa costruire una relazione positiva e duratura con il cibo.

La mia funzione principale in questo percorso è l’ascolto. Ascoltare e aprirmi alle esperienze, alle necessità dei pazienti, ascoltare le loro vite e anche i loro gusti.

Guidare è ovviamente il passo successivo, mettere a disposizione le mie competenze in un percorso di “educazione” verso il cibo perché quando comprendiamo ciò che abbiamo nel piatto, possiamo scegliere consapevolmente cosa mangiare o no e se sappiamo cosa ci fa stare bene e cosa no, cosa sceglieremo? Esatto. Non ci saranno più rinunce, nemmeno nei regimi più restrittivi perché non ci saranno regole fisse, ma scelte consapevoli.

L’empatia è il super potere più importante, scienza ed empatia stanno molto bene insieme, perché l’empatia riesce a sprigionare il potenziale più creativo della scienza e la nutrizione è una scienza, ma, come ho già più volte scritto, il cibo è emozione.

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